Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione
logotype
Benvenuto, Ospite

ARGOMENTO: Quanto rischio?

Quanto rischio? #529

E' quasi un anno che sto con il mio attuale ragazzo, ma in così poco tempo abbiamo già progettato il nostro futuro.
Lui è poco più grande di me, ed usciva da pochi mesi da una relazione malata durata tutto il periodo della sua adolescenza e oltre, ricca di violenza psicologica da parte di lei e con presenza di episodi di violenza fisica da parte di lui.
Ci siamo trovati benissimo sin da subito, una sintonia incredibile.
Condividiamo molte passioni nonchè idee. Anche nella mia famiglia tutti lo adorano.
Purtroppo però, dopo 3 mesi circa dall'inizio della nostra relazione, sono iniziati ad emergere problemi; molte turbe che ci portiamo dietro dal nostro passato da parte di entrambi, ma a lui queste creano danni maggiori. I litigi iniziavano ad essere verbalmente violenti (io ci ho anche messo il mio) per poi passare ai pugni all'auto (rompendo pezzi) o al muro.
La situazione sua personale iniziò a peggiorare, il suo sentirsi inadatto, fallito, incompreso da parte di tutti e tutto aumentava. Ci fu un litigio violento in casa sua, dove si scontrò fisicamente anche con la sorella. Anche I litigi con me aumentavano; ben presto ho rinunciato a passioni e amici ( mai chiesto da lui, ma in un certo senso mi sono sentita costretta a farlo per quieto vivere e per aiutarlo). Una sera però accadde il primo litigio fisicamente violento, eravamo sotto casa in auto, e per la prima volta alzò le mani, dopo mi diede contro, poi minacciò il suicidio per la vergogna provata per aver perso il controllo (tendenze suicide già ne aveva, anche se non è mai passato ai fatti). Ho sempre condannato certe gesta, ma la verità è che anche io ho un passato e un presente difficile, so cosa significa la depressione e cosa significa soffrire di turbe psicologiche.Io, di mio, a casa ho non pochi problemi, lui li ha accettati da subito e cerca di aiutarmi sempre. A seguito di quell'episodio, comunque, Decide di vedere una psicologa e iniziare a farsi seguire, ma scoprii che non raccontò molto, tanto è vero che lei interruppe la terapia. Un giorno, sempre durante un litigio portato avanti 20h, sempre in auto mi tirò i capelli, eravamo fuori una caserma ed io entrai dentro sconvolta, ma la polizia non fece nulla. Rimasi di nuovo sola con lui, lui era molto provato e chiamò la psicologa in mia presenza per chiedere subito un incontro. Iniziò seriamente la terapia;" Affetto da psicosi" , la diagnosi. Da allora abbiamo lavorato molto sulla nostra storia e per mesi siamo andati alla grande, nonostante non fosse mancato qualche litigio. Ero sempre convinta del voler vivere insieme a lui, sposarci e avere figli. Ammetto anzi che il lavoro più grande e positivo proveniva da lui. In questi mesi le fonti di stress non sono state neppure poche, un aborto, i problemi sul lavoro, i miei problemi a casa... ma ci siamo sempre sostenuti. Il problema è sorto più forte ora, a seguito di un altro episodio violento, più violento del primo.
Io non so che fare, lo amo davvero tanto e forse il fatto che io comprenda realmente le sue problematiche non mi fa vedere il marcio che c'è. E c'è realmente un marcio? siamo tutti santi ? lui voleva che ci lasciassimo, si preoccupa della mia incolumità, non riesce a capacitarsi di aver fallito, per lui è una responsabilità troppo grande. Comprende le mie attuali paure, sa che non mi sento più di vivere con lui, che ho paura che si verifichino di nuovo atti violenti, che non mi sento sicura e che sto combattendo contro questi mostri. Lui ha sempre messo me al primo posto, ed io so che è vero. Su molti punti la storia è più complessa di come appare così descritta, ad esempio, le limitazioni di cui parlavo sopra, anche se inizialmente erano state tacitamente imposte, successivamente durante la cura erano diventate autoimposte, non ero io a fidarmi di una sua non reazione al caffè con un amico, anche se lui mi chiedeva di prenderlo con serenità e, questa mia mancanza di fiducia non è stata per lui causa di benessere.
Non so neppure perchè racconto qui questa storia, so che la risposta semplicistica " devi lasciarlo perchè violento" non mi aiuta, ma ho comunque paura per la mia incolumità.
Ultima modifica: da anna.lucha.
L\'Amministratore ha disattivato l\'accesso in scrittura al pubblico.

Quanto rischio? #535

cara anna lucha
la risposta non sarà cosi' semplicistica, perchè merita decisamente molta più attenzione questa tua storia
innegabile che il tuo compagno soffre di un disturbo importante e mi auguro per questo continui a farsi seguire e a lavorare con la sua terapeuta per poter migliorare la qualità della sua vita. Le persone ci amano per come sono capaci, ma l'amore non va mai confuso con la gelosia ossessiva, o la violenza.
qualunque sarà la tua scelta e qualsiasi saranno i tempi con cui la farai il mio più accorato consiglio è quello di rivolgerti ad un centro di ascolto specializzato nelle situazioni di violenza, solo così avrai le risposte più corrette per capire qual è la tua strada come poter uscire da questa sofferenza che ne ha generate altre , a darti gli strumenti più efficaci per poter relazionarti con lui ma soprattutto ti insegnerà a conoscerti meglio liberandoti dai sensi di colpa, mostrandoti che la vita può essere molto di più di un compromesso con la sofferenza
aspetto tue notizie
elisa
L\'Amministratore ha disattivato l\'accesso in scrittura al pubblico.
Powered by Forum Kunena
© 2008 - 2016 Fondazione Pangea Onlus