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ARGOMENTO: Quando la violenza si prende la tua vita.

Quando la violenza si prende la tua vita. #796

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A quattordici anni sono stata abusata dal padre di due miei amici, eravamo fuori città, era la persona a cui i nostri genitori ci affidavano. Isolata e allontanata da tutti, ho passato ore di alienazione. Poche ore dopo il fatto lui è stato confessato dal parroco, che poi ha voluto confessare anche me, perchè avevo peccato.
Nessuno ha sporto denuncia. Mesi dopo l'ho fatta partire io. E' stata una seconda violenza, raccontare i dettagli di un mondo che ancora non conoscevo perchè ero troppo piccola, a 4-5 uomini contemporaneamente che facevano domande su domande.Ricordo ancora come fosse ieri l'angoscia, la vergogna, lo schifo,tutte quelle sensazioni. Se chiudo bene gli occhi ricordo ancora ogni sensazione di quella notte.
4 anni per arrivare ad un patteggiamento, 4 anni. E' un supplizio dover vivere per 4 anni quella notte. Per ottenere cosa poi? Lo incrocio per strada, al supermercato,lui e la sua faccia sorridente.
A vent'anni, stessa storia con dettagli diversi, stalking, minacce di morte, violenza psicologica da parte del mio ex, alcolizzato. Nessuno fa di nuovo niente, ne chi vede quello che succese, ne le persone a cui chiedo aiuto, ne il mio nuovo compagno,il quale ho provato a mandar via in ogni modo, perchè non sapevo più gestire la situazione, non se n'è andato ma non ha fatto niente. E' rimasto però.. Il mio ex una notte mi insegue, mi urla che annienterà la mia vita, che vuole un figlio, che siamo destinati a stare assieme. Resto incinta, il mio compagno resta e accetta il bambino.Non ho sporto denuncia, non l'avrei mai fatto, altri 4 anni a raccontare a chiunque quello che era successo era troppo, in più ero incinta, in più ero innamorata, in più avevo una fottuta speranza che le cose potessero andare bene. Per una volta.Quando a farti del male è qualcuno con cui si è stati assieme, con cui si è divisa l'intimità non è facile rendersi conto di quanto sta succedendo, prima credi che sia colpa tua, che per qwualche strano motivo che non comprendi sei stata tu a volerlo.Poi capisci,che il semplice fatto che in passato tu avessi accettato un rapposto intimo non vuol dire che lo autorizzi ad averlo per sempre. Invece niente, ancora pressioni, ancora sensi di colpa, lo voleva il bambino, o forse voleva solo fare male a me. Me l'ha fatto, mi ha portato via tutto, usando ogni singola debolezza che avevo, usando la paura per il mio bambino, e usando la mia paura di perdere l'uomo che amavo. Ora ho ventiquattro anni, un bambino di quasi 3, una vita che non è mia, l'uomo che amo che ha riconosciuto mio figlio seppur non sia figlio biologico mi ha lasciato, sta con un altra, a tutti ha detto che l'ho tradito, non mi rivolge più la parola, perchè per non far riconoscere il bambino al padre biologico mi era stato consigliato da avvocati di tirar lunghi i tempi il più possibile, dargli "contentini", più tempo passava più sarebbe stato difficile, dicevano.
E si, più il tempo passa più è difficile, più il tempo passa più se ne va la voglia di vivere. Più il tempo passa e più mio figlio è uguale a quella persona.Più il tempo passa e più quello che mi è stato fatto corrode la mia esistenza. Questa non è vita.
Denunciate, anche se avete paura, pretendete aiuto, se chi vi sta attorno non ve lo da rivolgetevi a strutture, medici. Non permettete che si prendano la vostra vita oltre al vostro corpo. Poi non si vive più, certe violenze ti spingono a fare azioni che mai avresti pensato di fare, ti lasciano un onta addosso, ti tolgono la leggerezza, ti fanno sentire in colpa per cose che non dipendono da te, il senso di colpa prima o poi viene ricoperto dalla rabbia, ma quando la violenza è psicologica,il senso di colpa non finisce, sei tu stessa ad aver ceduto a compiere certe azioni, con la non lucidità, con la paura e l'istinto di sopravvivenza ma te le fanno fare. Accetta poi di essere la colpa di questa vita che ti ritrovi, non ci si riesce.Non si riesce.
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